Blocco articolare recidivante – CASO 049A

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SINTOMI DEL PAZIENTE

La paziente, una ragazza di circa 25 anni, si è presentata presso il nostro centro a seguito di una serie di BLOCCHI IN CHIUSURA della mandibola e di altrettante manovre di SBLOCCO.

DESCRIZIONE DEL CASO

Come si può facilmente evincere dalle foto, probabilmente proprio a causa di quelle manovre di sblocco, la mandibola si trova in una particolare posizione per la quale risulta essere libera di aprire, ma senza posto per chiudere (evidente è lo spazio posteriore tra le arcate superiore ed inferiore).

Questa posizione impedisce il regolare svolgimento della masticazione e comporterebbe, se non  corretta, una usura anomala degli incisivi, oltre alla possibilità di conseguenze negative all'articolazione temporo madibolare già evidentemente compromessa (un blocco è già di per se un sintomo di questa compromissione).

Inizio cura, DICEMBRE 2004 (Lato DX)

Inizio cura, DICEMBRE 2004 (Fronte)

Inizio cura, DICEMBRE 2004 (Lato SX)

TERAPIA ADOTTATA

L'obbiettivo prefissato è quello di riposizionare la mandibola in una posizione corretta, richiudendo gli spazi posteriori, favorendo così un movimento corretto ed una altrettanto corretta masticazione.

Per raggiungere questo obbiettivo è stata usata la tecnica MEAW (Multiloop Edgewise Arch Wire) dopo una preterapia con Bite per ridurre lo spazio esistente fra i denti al fine di facilitare la messa in occlusione fisiologica realizzata con la terapia MEAW.

In pochi mesi il risultato è chiaramente visibile: spazio posteriore corretto e posizione di masticazione "naturale".

Fine cura, GIUGNO 2005 (Fronte)

Fine cura, GIUGNO 2005 (Lato DX)

CONCLUSIONI

Già dall'inizio della terapia, la paziente non ha più avuto fenomeni di BLOCCO ARTICOLARE, risolvendo, da subito, il problema per cui si era rivolta a noi.

A tutt'oggi non ci risulta aver avuto recidive.

Questo caso dimostra come sia possibile modificare stabilmente la posizione della mandibola recuperando un movimento naturale dell'articolazione, senza la necessità di interventi invasivi e molto spesso, come qui, senza l'estrazione di alcun dente.

E dimostra anche come la tecnica MEAW assolva in modo egregio a questo compito.

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