Soma e Psiche

SOMA E PSICHE

I disordini interni dell’articolazione temporo-mandibolare possono causare problemi psico emotivi? Possono essere all’origine di problemi posturali?

Questa è domanda mi è stata posta da un paziente e mi ha stimolato a scrivere questo piccolo articolo (la consulenza è pubblicata in ESEMPI DI CONSULENZA)

 

Le sintomatologie varie e complesse, legate ai disordini interni dell’articolazione temporo-mandibolare (ATM), dovute all’occlusione e/o a riabilitazioni occlusali incongrue sono un dato di fatto da me accettato soltanto come oggettivo, in quanto molti dei pazienti affetti da problemi all’ATM che ho avuto in cura, presentavano anche problemi di carattere psico-comportamentale.

Ripeto, perché voglio sottolinearlo, che la correlazione fra disordini interni dell’articolazione temporo-mandibolare e problemi psico-comportamentali sono un dato di fatto ed appartengono alla mia esperienza professionale, ma non sono un dato scientifico.

Voglio anche sottolineare che, da un punto di vista scientifico, non è nemmeno universalmente accettata la correlazione fra occlusione dentale e articolazione temporo-mandibolare. Infatti, secondo molti autori, accreditati anche in riviste scientifiche importanti, non esiste alcuna correlazione fra l’occlusione dentale e i disordini interni dell’articolazione temporo-mandibolare: figuriamoci come può essere accettato il fatto che l’occlusione dentale possa essere all’origine di sintomatologie complesse anche di interesse neuropsichiatrico!

Nella mia esperienza professionale, invece, e in quella di tanti altri colleghi, che si occupano di risolvere i disordini interni dell’articolazione temporo-mandibolare mediante interventi occlusali, questa correlazione non solo esiste, ma è il “pane quotidiano”.

Questa discordanza di pareri, secondo me, dipende dal fatto che molte pubblicazioni scientifiche, che hanno trovato stampa su importanti riviste, non si basano su esperienze cliniche, acquisite sul campo curando pazienti reali, ma soltanto su correlazioni di dati scientifici e misure, basati su dati tratti da altre pubblicazioni (è universalmente noto, infatti, come sia più facile farsi pubblicare, anche su riviste importanti, citando dati tratti da pubblicazioni che la stessa rivista ha pubblicato in passato).

L’esistenza di questa correlazione fra occlusione-disordine dell’articolazione temporo-mandibolare e problemi neuropsicologici e/o posturali, non è solo un dato di fatto, ma si basa anche su considerazioni di ordine neuro-embriologico.

A tutti è noto l’homunculus somatosensoriale di W. Penfield che evidenzia il fatto che l’area occupata dalla rappresentazione neuronale, a livello della corteccia cerebrale sensitiva e motoria, non corrisponde alle aree da cui proviene lo stimolo e a cui è diretta l’innervazione.

Secondo homunculus somatosensoriale di Penfield (1950)

Secondo homunculus somatosensoriale di Penfield (1950)

Questa osservazione si deve infatti  al neurochirurgo Wilder Penfield che nel 1937 ha stimolato elettricamente le aree della corteccia cerebrale, esposta durante interventi di neurochirurgia con i pazienti in condizione di rispondere: i pazienti erano in grado di riferire da quali aree corporee proveniva lo stimolo e dov’era l’area somatica che rispondeva agli stimoli motori.

Voglio evidenziare che la bocca, così come rappresentata nel Secondo homunculus somatosensoriale di Penfield del 1950, occupa una superficie “enorme” a livello della corteccia cerebrale, impegnando una quantità di neuroni che non avremmo mai pensato essere necessaria per “governare” le sue funzioni: dobbiamo, quindi, piegarci all’evidenza che la realtà dell’odontoiatria non può essere confinata a quella sociologica storica in cui il dentista oggi opera.

Inoltre, come possiamo vedere, la bocca è rappresentata a livello encefalico vicino alla mano: è possibile, quindi, che in futuro si potranno evidenziare delle problematiche della mano in qualche modo legate alla bocca? La sua area di rappresentazione sia nella corteccia sensoriale (in cui arrivano i segnali sensitivi), sia nella corteccia motoria (da cui partono gli impulsi neurologici motori) è così vasta!

Nelle persone affette da lesioni del midollo spinale (paraplegici, tetraplegici) avviene una riorganizzazione delle aree corticali sensitive e motorie tali da poter ipotizzare che in queste persone la bocca potrebbe aumentare il suo impatto su altre funzioni, perché la sua area di rappresentazione potrebbe espandersi ulteriormente, occupando aree limitrofe.

Penfield è stato in grado di creare una mappa stimolando aree superficiali dell’encefalo, mentre oggi, con la risonanza magnetica funzionale dell’encefalo, si possono documentare attivazioni di aree encefaliche profonde che Penfield non poteva attivare (amigdala, ippocampo etc.).

Attraverso l'utilizzo di questa nuova tecnologia è stato possibile evidenziare coinvolgimenti neurologici importanti in base alla posizione della mandibola. Quindi non solo l’area occupata dalla bocca è più grande di quello che noi avremmo potuto pensare, ma genera coinvolgimenti neurologici in strutture importanti del sistema nervoso centrale (S..N.C.).

Come si può vedere da un esempio riportato di risonanza magnetica funzionale dell’encefalo eseguita variando la posizione della bocca, al variare della posizione della mandibola dalla posizione retrusa alla posizione terapeutica, corrisponde una sostanziale variazione delle aree di attivazione encefalica.

Risonanza Magnetica funzionale dell’encefalo in posizione Retrusiva ed in posizione Terapeutica

Risonanza Magnetica funzionale dell’encefalo in posizione Retrusiva ed in posizione Terapeutica

Queste diapositive sono tratte da pubblicazioni scientifiche del dottor Marcus Greven - Germania

Queste diapositive sono tratte da pubblicazioni scientifiche del dottor Marcus Greven - Germania

Recentemente si è messa in discussione anche la possibilità di realizzare una mappatura dell’encefalo: si è constatato, infatti, che le aree di proiezione del cervello variano col tempo e con la storia dell’individuo: il cervello è plastico! Quindi sarebbero più attendibili le mappe funzionali della risonanza magnetica che documenta, in maniera utile alla clinica, le aree attivate. (Per approfondire l’argomento: R.H.S. Carpenter - Neurofisiologia - edito casa editrice Ambrosiana Milano)

Bisogna, quindi, arrendersi al fatto che le risposte dei pazienti sono personali e determinate dalle storie cliniche individuali. La medicina è un’arte più che una scienza, si serve della scienza, ma in un contesto sintomatologico e clinico individuale.

Questo è chiaramente in contraddizione con lo spirito dei tempi, con un mondo che pretende di standardizzare ogni cosa. (Per approfondire l’argomento: Vito Cagli - La crisi della diagnosi - Edizione Armando editore 2007)

Piccola storia della rappresentazione (TOPO)GRAFICA

Piccola storia della rappresentazione (TOPO)GRAFICA

TRATTO DA: “Penfield’s homunculus: a note on cerebral cartography” (G.D. Schott, 1993)

Nel 1937, il neurochirurgo canadese Wilder Penfield (1891-1976) insieme a Edwin Boldrey pubblicarono un documento di eccezionale importanza: “Somatic motor and sensory representation in the cerebral cortex of man as studied by electrical stimulation“ sulla rivista Brain (Brain, Volume 60, Issue 4, December 1937, Pages 389–443).

I due descrissero il loro lavoro sugli effetti della stimolazione della corteccia cerebrale nell’uomo e le procedure che vennero effettuate come manovre esplorative per definire l’area appropriata per gli interventi chirurgici programmati.

Essi confermarono la topografia precisa della localizzazione corticale e furono in grado di collegare la stimolazione di una parte discreta del cervello con i fenomeni motori e sensitivi, che influenzano una particolare parte del corpo.

Per rappresentare la topografia delle loro osservazioni, gli autori si allontanarono dalla rigorosa descrizione testuale degli effetti della stimolazione del cervello e compirono uno straordinario salto concettuale: un’artista, la signora H.P. Cantlie, venne impiegata per disegnare un homunculus sensitivo e motorio.

Primo homunculus somatosensoriale di Penfield (1937)

Primo homunculus somatosensoriale di Penfield (1937)

Questo primo homunculus fu creato per dare “un’immagine visiva della dimensione e della sequenza delle aree corticali”. Essa era simmetrica nella forma ed illustrava insieme le caratteristiche motorie e sensoriali: cosa veramente ambigua e che creava confusione.

Tredici anni dopo (1950), nella monografia intitolata “The cerebral cortex of man“, Wilder Penfield, questa volta con Theodore Rasmussen, illustrò in un altro modo la mappa corticale dell’homunculus somatosensitivo, con una sezione traversale, quella che è diventata una vera e propria icona della neurologia.

Secondo homunculus somatosensoriale di Penfield (1950)

Secondo homunculus somatosensoriale di Penfield (1950)

Author Info

Dott. Giorgio Chiogna

Dott. Giorgio Chiogna, PRESIDENTE e SOCIO FONDATORE di A.G.O. o.n.l.u.s. (Associazione Gnatologica Odontoiatrica) Specializzato in ODONTOSTOMATOLOGIA e GNATOLOGIA